Violenta per dieci anni la figliastra: condannato un 56enne
Cinque anni e quattro mesi di reclusione per il patrigno residente a Castelfranco. Gli abusi iniziati quando la piccola aveva solamente sette anni

Un 56enne di Castelfranco è stato condannato a cinque anni e quattro mesi di galera per violenza sessuale sulla figlia della compagna. Gli abusi sarebbero iniziati nel 2007, quando la vittima aveva soltanto sette anni, e si sarebbero protratti per una decina d’anni.
Inizialmente le violenze si sarebbero limitate a molestie e palpeggiamenti fino a culminare in rapporti completi quando la ragazza era ormai sulle soglie della maggiore età.
I fatti avvengono in un paese della provincia di Treviso, tra il capoluogo e la Castellana, dove la giovane viveva con la madre e il suo patrigno. Le violenze sono state scoperte nell’aprile del 2018 quando la giovane s’era recata all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso per un’infezione contratta nelle parti intime. Dopo aver comunicato l’esito della visita ai genitori separati la giovane accusò il patrigno, raccontando gli abusi subiti da quando aveva 7 anni.
A quel punto i genitori si presentarono nella più vicina stazione dei carabinieri per denunciare il castellano, un italiano classe 1969 (difeso dagli avvocati Mario Nordio ed Enrico Cavallin). La Procura della Repubblica aprì un’inchiesta per violenza sessuale su minorenne. Il pubblico ministero Anna Andreatta ha contestato da subito diverse aggravanti. La giovane (assistita dall’avvocato Alessandra Nava) venne sottoposta a incidente probatorio, risultato poi inutilizzabile perché non fu registrato.
Da qui la decisione del giudice Marco Biagetti di sentire in aula la vittima delle presunte violenze, che non si è costituita parte civile ma che probabilmente farà causa per ottenere un risarcimento davanti al tribunale civile.
L’imputato è stato ammesso al rito abbreviato, un processo che si celebra a porte chiuse e che si basa sugli atti d’indagine. Al termine della requisitoria il pubblico ministero aveva chiesto la condanna dell’imputato a nove anni e tre mesi di reclusione. Diversa la posizione dei legali del 56enne, gli avvocati Nordio e Cavallin, che hanno chiesto l’assoluzione, sostenendo che gli abusi erano inventati e che la giovane aveva contratto l’infezione durante i rapporti con il fidanzato.
Alla fine, il giudice ha condannato il 56enne riducendo di un terzo la pena per il rito premiale. I legali della difesa sono pronti a ricorrere in Corte d’appello, dopo aver letto le motivazioni della condanna di primo grado.
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