Caos in Consiglio, Brugnaro risponde sulla lista nera: «Nessuna schedatura»

È il giorno tanto atteso in cui l’inchiesta Palude torna al centro del dibattito. Il sindaco interviene a Ca’ Farsetti tra le contestazioni dei cittadini

Camilla Gargioni
Il sindaco Brugnaro in consiglio (foto Interpress)
Il sindaco Brugnaro in consiglio (foto Interpress)

«Non c’è stata alcuna schedatura, non è stata limitata la libertà di stampa, non è mai stata espressa valutazione su espressioni politiche o sindacali».

Il sindaco Luigi Brugnaro interviene in consiglio comunale, a Ca’ Farsetti, tra le contestazioni dei cittadini, rispondendo della black list: legge una nota fattagli avere dal vicecapo di gabinetto Derek Donadini il 20 marzo.

«È un elenco di offese che ho ricevuto nel mio mandato, avendo cinque anni sul piano civilistico per decidere mi riservavo di decidere successivamente», dice Brugnaro, «esiste la libertà di informare, ma non di diffamare. Se lo si fa bisogna essere pronti a assumersi responsbailità. Quello di queste settimane è un copione già letto, dal mio discorso in consiglio nell’ottobre 2021».

Le forze di polizia sono schierate fuori da Ca’ Farsetti in tenuta antisommossa, dentro ci sono più livelli di sicurezza, l’accesso agli scranni dei consiglieri della sala del consiglio di Ca’ Loredan è sbarrato e presidiato dagli uomini della polizia locale.

È il giorno tanto atteso in cui l’inchiesta Palude torna al centro del dibattito, in cui il sindaco Luigi Brugnaro rende conto – su interrogazione firmata dai consiglieri d’opposizione – della black list, la lista sequestrata nell’ambito dell’inchiesta Palude dallo studio comunale in viale Ancona del vice capo di gabinetto Derek Donadini, con schedati i contestatori del sindaco.

La seduta si apre con un’ora di ritardo rispetto alla convocazione, ma prima ancora che riescano a prender parola i consiglieri e il primo cittadino, tre persone (tra cui il presidente della Municipalità di Chirignago e Zelarino Francesco Tagliapietra) con cartelli di sostegno del sindaco entrano dall’interno della sala con i cartelli «Avanti tutta con Luigi», «Duri i banchi».

Subito si levano le grida dei cittadini seduti da un’ora, tenuti oltre la sbarra degli scranni del consiglio: «L’educazione, noi aspettiamo da un’ora», rispetto», «Vergogna!».

L'intervento del sindaco è intervallato dalle proteste: nella nota fattagli avere da Donadini, viene sottolineato che la lista è un «documento in formato cartaceo, conservato in una cartellina nell’armadio del polo tecnico alla Carbonifera. Una tabella contenente cognome, nome, contenuto dell’offesa, gravità, anno», con raccolti 51 episodi ritenuti offensivi o diffamanti.

«Intendiamo andare avanti in questo anno che ci manca, con i consiglieri, e portare a termine mandato», afferma Brugnaro, «le persone che mi stanno impedendo di parlare in questo momento sono i veri squadristi».

Parola ai consiglieri

Il dibattito prosegue con l'apertura del microfono ai consiglieri, tra le continue proteste dei cittadini. Il primo a prendere la parola è il consigliere d'opposizione Marco Gasparinetti (Terra e acqua): «I miei complimenti al sindaco per i suoi 18 minuti di applausi, ma il suo vicecapo di gabinetto gli ha mentito. La lista non è una risposta preparata per il consiglio comunale del 2021, già nel 2020 comuni cittadini sono stati schedati per aver scritto a commento “imbarazzante”, “prepotente”, “volgare”», afferma, «il diritto di critica è un diritto costituzionale».

Mentre i presenti rumoreggiano, segue l'intervento del capogruppo Pd Giuseppe Saccà: «Venezia non merita un sindaco che passa il tempo a intimorire gli oppositori o presunti tali, La verità è che questo è il suo modo di governare, la sua protervia e modo violento, ha detto “te ciapemo” a un cittadino che l’ha contestata. Venezia ha bisogno di cambiar pagina».

Il sindaco Brugnaro non sta fermo nel suo scranno, risponde con gesti alle parole dei consiglieri. «Qui non si vuole accettare il dissenso, la critica. Il problema è il suo modus operandi, si va avanti sempre per secondi fini», attacca la consigliera M5S Sara Visman.

Proseguno grida, schiamazzi, accuse, fino al primo intervento da parte di un consigliere fucsia, Emanuele Muresu. «Questa aula viene usata come fosse un tribunale d'inquisizione, la procura fa il suo lavoro nelle aule a lei debite: noi ci occupiamo di politica. C’è problema narrazione di una città buona contro una città cattiva», sottolinea Muresu, «manca un anno, volete prendere il nostro posto? Nel 2026 ci sono le elezioni, venite a sfidarci».

«Questa è violenza»

Dopo oltre due ore, il sindaco Luigi Brugnaro lascia il consiglio con un ultimo intervento. Mentre i cittadini gridano “Fuori Brugnaro dalla laguna”, il sindaco ribadisce le sue posizioni. «Quando si fa consiglio comunale in questo modo si fa violenza, chi diffama e offende ha paura probabilmente. Questa lista rappresenta persone che hanno anche augurato la mia morte».

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso