Oderzo, una squadra contro il caporalato: la mozione approvata in Consiglio
Approvata all’unanimità la mozione per attivare la sezione trevigiana del lavoro agricolo di qualità e sensibilizzare contro il caporalato. Inps e amministrazione comunale al lavoro per contrastare il fenomeno

È stata approvata all’unanimità la mozione con cui le opposizioni di Oderzo bene comune e M5s hanno chiesto alla giunta di Maria Scardellato di attivarsi con l’Inps per rendere operativa la sezione trevigiana del lavoro agricolo di qualità, per creare eventi e parlare nelle scuole per combattere la piaga del caporalato.
Battaglia bipartisan
Opposizioni e maggioranza hanno collaborato in questi mesi: l’opposizione aveva ritirato in novembre una prima mozione, che la maggioranza aveva chiesto di non votare in attesa di un incontro in prefettura: «La lotta al caporalato è centrale: si tratta di un fenomeno che coinvolge 200 mila lavoratori in Italia e che non risparmia nemmeno il nostro territorio. Chiediamo che all’Inps venga attivata la sezione trevigiana del lavoro agricolo di qualità contando che le nostre imprese più sane vi si iscrivano, e che il Comune si faccia promotore di eventi e iniziative culturali contro il caporalato, oltre a parlarne nelle scuole», è stata la richiesta riassunta da Giulia Princivalli, consigliera Obc.
La sindaca Scardellato le ha fatto eco informando il consiglio comunale dell’incontro sul tema avvenuto il 12 marzo in prefettura, quando il direttore regionale dell’Inps Filippo Pagano ha parlato del problema davanti alle amministrazioni locali, ai sindacati, alle associazioni datoriali e ai rappresentanti delle coop: «Chi fornisce la manodopera spesso non sono le cooperative, come sembrava, ma alcune imprese individuali più difficili da controllare. Per questo si sta pensando a un’autodichiarazione in cui gli imprenditori si impegnano a fornire i dati dei propri collaboratori, in modo da tenerne traccia e avere un modo il più efficace possibile di contrastare il fenomeno laddove si vedessero dati mancanti o contraddittori», ha detto la sindaca, confermando il proprio impegno nella lotta al caporalato.
L’azione dell’inps
Anche la direttrice dell’Inps provinciale Roberta Carone si dice ottimista davanti a questa proposta, su cui l’Inps e gli altri enti sono al lavoro: «Il fenomeno è molto esteso e difficile da contrastare, ma questa è una prima proposta concreta, un passo in avanti rispetto ai comunque importanti tavoli di lavoro a cui abbiamo partecipato finora», ha detto.
Proprio da uno di questi è nata la proposta: «Siamo al lavoro sul tema e, se la proposta si concretizzerà, potremo analizzare le autodichiarazioni valutando se la manodopera assunta è in regola o nasconde situazioni di sfruttamento», prosegue Carone, che poi sottolinea come il tema del caporalato non coinvolga solo gli aspetti che riguardano in prima persona l’Inps: come fanno queste persone ad arrivare al lavoro? Chi li accompagna? Come? Chi trova i luoghi in cui farli dormire, magari senza alcun servizio igienico, senza riscaldamento o addirittura per terra? Tutte piste che portano al tema principale, ma senza le quali il caporalato sarebbe impossibile.
I casi nel territorio
I continui casi denunciati e comprovati dalla magistratura dimostrano come neanche il nostro territorio ne sia impermeabile. Tredici braccianti, che erano stati costretti a lavorare in condizioni definite "para-schiaviste" nelle campagne di Oderzo, sono stati ospitati lo scorso luglio in strutture protette, rese disponibili dalla Flai Cgil del Veneto.
La loro giornata di lavoro raggiungeva normalmente le 14 ore e, secondo quanto riferisce il sindacato, avrebbero tutti alloggiato in un casolare «in condizioni indecenti e disumane».
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