Retata antidroga nella casa dello spaccio a Conegliano. I residenti esultano all’arrivo dei militari

​​Blitz scattato alle 8 di mattina in via Manin con carabinieri e l’unità cinofila dei vigili. Portate via due persone, trovate centinaia di dosi

Diego Bortolotto
La casa dello spaccio in via Manin a Conegliano
La casa dello spaccio in via Manin a Conegliano

Retata antidroga nell’appartamento dello spaccio di via Manin 188: ieri mattina il pastore olandese Ray ha scovato un ingente quantitativo di dosi già pronte per essere cedute.

Il blitz è stato messo in atto dai carabinieri di Conegliano, in collaborazione con la polizia locale del Coneglianese. Un uomo e una donna sono stati portati in caserma per accertamenti. L’operazione ha visto impegnate oltre una decina di militari dell’Arma, insieme all’unità cinofila della municipale. Con il suo fiuto il cane antidroga ha contributo a recuperare almeno un centinaio di dosi di stupefacente.

I residenti infuriati

«Finalmente, non si poteva vivere, qui servirebbero carabinieri 24 ore su 24», è il coro unanime dei residenti della zona, alcuni dei quali alle 8 del mattino hanno esultato all’arrivo delle forze dell’ordine, assistendo all’operazione.

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L’alloggio dello spaccio in via Manin è collocato a pochi passi all’ex Safari, il locale che in passato era stato al centro dell’attenzione per problemi di ordine pubblico e dove gli appartamenti al piano superiore erano stati occupati da immigrati irregolari. Chiuso e blindato quell’edificio, grazie anche alla caparbietà di una proprietaria, il problema si è spostato di pochi metri.

Le forze dell’ordine da mesi stavano monitorando quella zona, dove chiunque passi di lì viene avvicinato da presunti spacciatori. «Perfino a nostri clienti proponevano della “roba”», testimoniano da un’attività della zona, che preferisce mantenere l’anonimato, per paura di ritorsioni. Il clima rimane sempre di tensione, così come il timore di esporsi. La riprova sonno i danni subiti dalla palazzina di via Manin 188, dove il motore del cancello è stato scardinato e spaccata la serratura del cancelletto d’ingresso.

Il pusher “Razza”

Ma già dal pomeriggio di ieri, nella stessa palazzina di via Manin, c’era un via vai di persone che chiedevano di “Razza”, così come è soprannominato il pusher di origini africane che gestirebbe il traffico illecito. «Basta, basta, hanno portato via quelli che vendevano fumo, andate via. Basta, è finito tutto», diceva uno dei proprietari del condominio, a giovani e non, italiani e immigrati, che continuavano a presentarsi lì.

«Vado a salutare Razza, hanno detto che l’hanno già riportato a casa», afferma un ragazzo che arriva su una mountain bike. «Razza non c’è, l’hanno portato via i carabinieri e la polizia, erano quasi in venti a fare il controllo. Io abito qui ma sono pulito», dice un altro immigrato. A questi dialoghi al limite del surreale ha assistito chi passava di là.

Le denunce di degrado

Mentre nello stesso momento a bordo strada davanti alla fermata dell’autobus, un gruppo di africani continuano a discutere e urlare, andando avanti e indietro dal quella palazzina. Una situazione di ordinario degrado quotidiano in quel quadrante di via Manin.

Un disagio con cui devono convivere anche gli utenti e chi lavora al distretto sanitario dell’Ulss 2, che si trova di fronte. In via Galvani, a un centinaio di metri di distanza dal caseggiato dove è andato in scena il blitz, si trova un parcheggio che dovrebbe essere riservato alla stessa azienda sanitaria. Lì però si trovavano due auto abbandonate e distrutte, due Fiat Punto, che di notte diventerebbero la “casa” di sbandati e nessuno si fida a posteggiare nella via. 

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